giovedì 14 luglio 2016

Ora ti insegno a camminare

So che può sembrare strano detto da una che non ha mai imparato manco a reggersi in piedi, ma nessun bipede sa camminare in modo razionale. Giuro: deambulate tutti, indistintamente, in modo illogico. E io lo so bene, perché trascorro le giornate facendo slalom tra la folla con la mia B600, cercando di intuire i tuoi spostamenti per evitare (il più delle volte) di investirti. Il momento peggiore è quando scendo dal treno, incastrata in questa mandria di creature senza alcun istinto di conservazione, che io cerco sinceramente di non calpestare. Un minimo di collaborazione alla salvaguardia della tua specie bipede mica guasterebbe.

Così oggi ho deciso di insegnarti come camminare in modo decente.
Ecco le regole di base:
1)     Come insegna la geometria piana, la via più semplice per andare da un punto A ad un punto B è una linea retta, soprattutto se la strada che stai percorrendo è effettivamente diritta. E allora perché Diavolo ti sposti lungo una traiettoria sinusoidale?! Ti si è forse spanato il sistema di navigazione interno o mentre cammini segui le scie chimiche che hai nel cervello? Il test dell’alce fallo solo se a terra ci sono dei coni colorati.
2)    Non dico di mantenere una distanza di sicurezza come faresti con la tua macchina… ma che sto dicendo: manco in auto tieni le distanze di sicurezza! Comunque, ricorda che gli esseri viventi hanno uno spazio vitale che non dovrebbe mai essere violato da estranei. Ovviamente, i mezzi di trasporto pubblico rendono impossibile mantenere le corrette distanze sociali, tuttavia, pure tu ci metti del tuo, soprattutto quando sali su un vagone stipato con uno zaino militare in spalla e ti giri come una trottola sul tuo asse. Vedi di incrementare la tua autoconsapevolezza corporea e, se sai di essere goffo, non metterti in situazioni che non sai gestire. Impara la consapevolezza dei tuoi limiti da noi disabili o farai la figura del cieco al poligono di tiro (n.d.r.: senza le cuffie acustiche per mirare intendo).
3)    Contrariamente ad una carrozzina a motore, sul tuo posteriore non si accende nessuno stop, nessuna freccia, nemmeno una lucina di posizione che permetta a chi ti sta dietro di intuire i cambi repentini di rotta. Fai conto di essere in bici e, almeno quando devi girare, metti fuori un braccino, possibilmente non all’ultimo secondo.
4)     Usa scarpe anti infortunistiche. Ogni volta che mi ritrovo in spazi angusti con dei bipedi, non posso staccare gli occhi da quelle piccole appendici tenere e rosa, esposte alle intemperie, allo zozzo e a pericoli di cui non sei nemmeno consapevole, tipo una carrozzina a motore da 100 chili che sta cercando in ogni modo di non calpestarti. Che poi la sensazione delle dita nude sotto una ruota artigliata è proprio brutta, tipo quando schiacci uno scarafaggio e senti quello scrocchiare chitinoso e umidiccio sotto la suola della scarpa. Pertanto, niente infradito, niente calzature aperte in punta e, soprattutto, niente tacchi! Guarda che cadendo dai tacchi ti puoi pure spanare la colonna vertebrale: parlo per esperienza.
5)    Non camminare all’indietro. Probabilmente manco ti accorgi di farlo, ma spesso e volentieri, senza alcun apparente motivo, mentre sembri procedere in linea retta, di colpo ingrani la retro, e nemmeno ti fermi prima. Anche a me capita di dover tornare sui miei metaforici passi, ma per farlo, preferisco frenare e ruotare la carrozzina di 360°, così da vedere dove sto andando. Provaci anche tu, ed eviterai di sederti sulle ginocchia della disabile che procede dietro di te, lungo la medesima direttrice.
6)     Se sali sul mio stesso ascensore, ricordati che la cavalleria è una cosa e la razionalità un'altra. So che vuoi sembrare galante, ma tu occupi uno spazio minore della mia carrozzina, ergo, per aumentare appunto il mio spazio d’azione, è meglio se entri per ultimo, ma esci per primo. Altrimenti mi costringerai a manovre che nemmeno l’Enterprise che tenta di entrare a velocità warp nella biblica cruna dell’ago cardassiano. Idem quando tenti di appiattirti tipo sogliola sulla soglia della porta, per farmi entrare o uscire. E’ esattamente in quel momento che mi rendo conto di quanto un bipede sottostimi la superficie occupata dalle sue estremità podaliche e dalla trippetta.
7)    Non usare lo smartphone quando cammini, altrimenti comincerò a farlo anche io e poi vediamo chi dei due si fa più male in un eventuale scontro.
8)    Le corsie dei supermercati, l’uscita del vagone, l’ingresso di qualsiasi struttura e le vie di passaggio anguste non sono luoghi ideali per sostare, qualsiasi cosa tu senta il bisogno impellente ti fare, tipo chiacchierare con l’amica, mandare messaggi, cercare le chiavi in borsa e no, nemmeno per allacciare le scarpe.
9)    Quando cammini, guarda dove metti i piedi o io smetterò di guardare dove metto le ruote. Se vuoi darti al birdwatching, comunque Milano non è il luogo ideale, a meno che non ti interessino i piccioni, che potrai osservare comodamente guardando per terra più che per aria.
10)  Quando parli con qualcuno in sedia a rotelle, tieni le mani adese e contigue al tuo corpo. Non ti appoggiare al joystick e a nessun’altra parte della carrozzina. Non sempre mi ricordo di spegnerla nel caso in cui un bipede decida sconsideratamente di farmi pat-pat sulla manina che tiene il timone. Tecnicamente, se tocchi il mio joystick e ti investi, non è omicidio e nemmeno suicidio assistito. Se invece provi a fare il simpaticone e a salire sul retro della carrozzina a mia insaputa, sappi che non potrai più guardare con gli stessi occhi le scene dei film d’azione in cui un pirla salta sul tetto di un’auto in corsa e il pilota fa le peggio gincane per schiodarsi la zecca di dosso.
Guarda che io ti dico queste cose perché in fondo ti voglio bene. Odiassi davvero i bipedi, potrei investirne a centinaia ogni giorno, potendo sempre dimostrare la mia ragione sul foglio di costatazione amichevole.

venerdì 8 luglio 2016

MANUALE DIAGNOSTICO DEI DISTURBI MENTALI DA SOCIAL NETWORK

Nota 1: in questo post sono presenti termini che possono offendere la sensibilità di alcuni, come "cacca", "merda" e "ATM".
Nota 2: in questo post sono presenti riferimenti ironici alla disabilità, propria e altrui. La lettura è pertanto fortemente sconsigliata ai soggetti che ritengono non si debba scherzare sulle disgrazie che affliggono i diversamente abili, tipo l'ATM.
Nota 3: se decidi di leggere comunque questo post, sarai considerato soggetto informato e non potrai lamentarti con nessuno di essere stato urtato nei tuoi sentimenti più profondi. Ovvero, in effetti potrai, ma l'autrice si riserva il diritto insindacabile e sancito dalla Convenzione Zuckerberg di bloccarti, bannarti, defollowarti e fare qualsiasi cosa in suo potere per non doverti più sentire, escluso l'omicidio.
Buona lettura.
Pure sui social accade di esprimere un pensiero quasi universalmente approvato e in modo così figo da essere commentato, condiviso e “laikato” (n.d.r.: da like, voce del verbo laikare, neologismo assolutamente criticabile, ma se l’Accademia della Crusca approva “petaloso”…). E mentre tu ti gongoli sia del fatto d’aver stranamente scritto una cosa intelligente, sia perché chi ti segue dimostra d'essere il fiero possessore di una struttura neurale in grado d’intendere, volere e cliccare, ecco che arrivano le minoranze tossiche ad esprimere il loro non richiesto parere contrario. Del resto, i post virali sono un palcoscenico irresistibile, soprattutto per chi non è sostanzialmente mai riuscito, chissà perché, a farsi un pubblico tutto suo, nemmeno tra i cretini.
Ora ti descriverò le forme più diffuse di questo tipo di saprofita e i modi migliori per disfarsene.

MANUALE DIAGNOSTICO DEI DISTURBI MENTALI DA SOCIAL NETWORK

1) Il BastianContrario

Anche se hai appena enunciato una verità assoluta, tipo “La cacca puzza” o “I trasporti milanesi sono perlopiù inaccessibili alle sedie a rotelle”, ecco che il BastianContrario si sente in dovere di dichiarare che, sebbene tutti ti diano ragione, non è proprio così.
Il BastianContrario probabilmente ha avuto genitori illuminati, ma non in grado di accettare l'evidenza d'aver generato un figlio idiota. Tali genitori, credendo erroneamente che il proprio patrimonio genetico sia stato trasmesso alla prole, insegnano subito al pupo che è male seguire sempre il gregge. Il principio in sé non è mica sbagliato, ma il BastianContrario, non possedendo i mezzi cognitivi necessari e sufficienti a discriminare la volta su mille in cui il gregge si sbaglia, finisce per generalizzare e dar sempre torto alla maggioranza. Così, se su un social affermi che non solo la cacca puzza, ma probabilmente avrà pure un sapore di merda, il BastianContrario ti dirà che a lui personalmente l’odore di cacca non dispiace e che una volta l’ha assaggiata ed era pure buona.

2) QuelloCheStaPeggio

Tornando all’esempio della cacca - ma sentiti libero di usare il sinonimo ATM nelle prossime frasi -, se provi a dire che le tue feci sono proprio una cagata, arriverà puntualmente QuelloCheStaPeggio a dirti che non ti puoi mica lamentare, perché la sua di cacca è molto peggio. E il più delle volte è assolutamente vero. QuelloCheStaPeggio non è che mente, semplicemente ritiene ingiusto da parte tua denunciare la merda, perché nel mondo il letame abbonda. Che poi QuelloCheStaPeggio non faccia nulla - tipo spruzzare del deodorante in bagno - per migliorare la situazione, è un altro paio di maniche.
Talvolta QuellocheStaPeggio è in grado di attirare qualche simpatia, essenzialmente perché la gente non è solita sparare sulla Crocerossa. Il problema è che in giro c’è quasi sempre QuelloCheStaPeggio e se si usa l’ultimo della fila come pietra di paragone, finisce che nessuno potrà più lamentarsi, perché in fondo mica vive in una baraccopoli. Sarà, ma a me è stato insegnato che se vuoi migliorare devi prendere ad esempio quello che è più bravo di te. Altrimenti finisci come ATM, che pensa di essere accessibile perché invece di guardare Berlino, si bulla col Burundi di due bus accessibili e qualche montascale con disturbo bipolare di funzionamento.

3) Il Complottista

Come spiegato chiaramente dal manuale diagnostico dei disturbi mentali (quello ufficiale intendo), esiste una minoranza di persone fermamente convinta che altre persone complottino per distruggere il mondo. In passato, chi tramava nell’ombra era prevalentemente il vicino di casa ma, grazie ai social, si possono conoscere un sacco di nuove persone che normalmente ti eviterebbero come la peste. Tra l'altro, sui social si è più propensi a dare una chance pure ai pazzi furiosi, consapevoli che già la foto del profilo non comunichi nulla di positivo, ma tanto bloccarli è un attimo. Solo che di solito lo fai dopo che il Complottista ha commentato un tuo post, sostenendo più o meno che fai parte della lobby degli Ingroppati, il cui fine non è, chessò, rendere una città più accessibile per tutti, ma far spendere un sacco di soldi al Comune di Milano, togliendoli alla sanità (preferibilmente al settore pediatrico), così da uccidere un sacco di innocenti.
Il Complottista richiama sempre l'attenzione sui bambini o a volte sui cuccioli, ma solo se quel giorno deve boicottare qualche multinazionale del farmaco. I BAMBINI! CHI PENSA AI BAMBINI?! E la risposta è che ai bambini purtroppo ci pensa appunto il Complottista che, quando non tormenta i disabili come me, suggerisce sulla propria bacheca di non vaccinare i  bambini, che se no diventano autisti (magari pure dell'ATM).

4) Il FortunelloInconsapevole

Al FortunelloInconsapevole una volta è capitato di fare la cacca che profumava di rose. Il problema è che il fortunello è incredibilmente stitico e fa la cacca tipo ogni dieci anni. Quando finalmente ci riesce, sente i cori degli angeli intonare l'Alleluja e ha delle allucinazioni olfattive che gli fanno pensare che la cacca sappia di rose. Un po’ come quelli che una volta nella vita hanno accompagnato il nonno paralitico dal dottore usando la Metro di Milano. Quel giorno, per chissà quale favorevole congiunzione astrale, il montascale ha funzionato ed è andato tutto liscio. Così si convince che ATM Milano sia figa paura in fatto di accessibilità, basando tale conclusione sull’euristica della disponibilità.
N..d.r.: per chi non lo sapesse, l'euristica della disponibilità è il principio psicologico per cui se una volta ti è capitato di vincere 100 euro al gratta&vinci, ti convinci che vincere non sia statisticamente improbabile come in effetti è.

5) Il RazzistaInconsapevole


In realtà tutti i razzisti sono inconsapevoli e lo dimostra il fatto che non abbia mai incontrato nessuno che sapesse di esserlo. C'è però un metodo semplice e infallibile per capire se anche tu appartieni alla categoria. Sei razzista se hai mai pronunciato una sentenza di questo tipo:

 IO NON SONO RAZZISTA,

MA/PERO' (usare preferibilmente entrambe le congiunzioni avversative) 

+

un articolo determinativo plurale tipo I/GLI/LE

+

un sostantivo plurale a scelta fra migranti/meridionali/mussulmani/gay/disabili...

+

un enunciato qualsiasi


L'hai fatto? Sei razzista. Cavolo... forse non dovevo dirtelo così. Magari sta diagnosi per te è uno shock. Dai, te la riformulo con la tecnica del panino che piace tanto agli psicologi:


Notizia positiva: so che nella vita hai fatto molte cose buone


Diagnosi infausta: purtroppo i tuoi sintomi sono tipici del Disturbo razzistico di personalità

Notizia positiva: per fortuna recenti studi dimostrano che il razzismo si può curare grazie alla desensibilizzazione, come qualsiasi altra fobia

Meglio? Fanno 50 euro.

Ora che hai capito la casistica, vediamo come NON devi intervenire. Il più grave errore che puoi commettere (e che personalmente commetto regolarmente) quando incontri uno di questi soggetti problematici, è ribattere. La verità, in quanto essere razionale, è che come me stenti a credere che la natura possa aver generato queste creature e ancor più che esse siano sopravvissute alla selezione sino al punto di imparare (più o meno) a scrivere e a capire (così credono) come funziona un social. Onestamente, è tutta colpa di Zuckerberg che è stato tanto geniale da rendere Facebook così semplice da essere primate-friendly. Lo sgriderei, ma credo soffra già abbastanza ogni volta che un trilione di analfabeti funzionali condivide post tipo: “Da domani Facebook sarà a pagamento, tranne per gli intelligentoni come te che condivideranno questo post”.
La regola aurea che insegnano a Psicologia è: non si può aiutare chi non vuole essere aiutato. Io questo lo so, ma sui social faccio la scema, mica la psicologa.
Detto ciò, ci sono sostanzialmente tre tecniche terapeutiche per affrontare questi episodi maniacali.
1) La piscina degli squali

A volte sui social può sembrare che ti seguano prevalentemente i cretini, ma non è vero. Semplicemente i cretini si fanno notare di più. Su internet, come nella realtà, tendenzialmente si frequentano le persone che crediamo più compatibili, sempre non si abbia uno dei disturbi elencati sopra. Ciò significa che, se qualcuno scrive una stronzata sotto un tuo post, basta avere pazienza e lasciare che le anime affini che ti seguono  e conoscono, divorino in un boccone il poverino, prima che lo faccia tu, in modo molto più lento e doloroso.
Non sempre si ha la fortuna di attirare gli idioti e dobbiamo permettere a chi ci vuole bene di avventarsi su di loro proprio come faremmo noi.

2) Il metodo De Sade

Confesso che è il mio preferito, quando ho tempo da perdere, e consiste nel dare abbastanza corda al soggetto da farlo impiccare. Concretamente, il risultato si ottiene ribattendo instancabilmente e punzecchiando il poverino sino a portarlo sull'orlo del commento furibondo. Dopo aver lanciato il definitivo guanto di sfida, si entra nel suo profilo e si seleziona l'opzione "Blocca". Ciò ovviamente prima che possa pubblicare la risposta. E' un'arte sottile trovare il momento esatto in cui il soggetto non può fare a meno di esplodere e a quel punto abbandonarlo ad imprecare sulla sua isola deserta.

Come dici? Non è eticamente corretto? Vedila così: sono una sostenitrice del suicidio assistito, nei casi in cui il soggetto sia senza speranza di guarigione ed esprima il desiderio di morire. Del resto, la volontà suicida per me è evidente nel momento in cui decidi di contraddirmi sulla mia bacheca.

3) La cura compassionevole


E' definitivamente il sistema migliore, più rapido e meno doloroso per il soggetto: appena dice una cazzata, lo blocchi e cancelli la risposta. E' un po' come il metodo De Sade, ma senza il divertimento unilaterale. Alcuni ti tacceranno di mancanza di democrazia, ma almeno sulla tua cazzo di bacheca potrai essere il monarca assoluto! Chi pensa che tutti possano dire la loro sulle bacheche di tutti, dimentica una cosa fondamentale:


il tuo profilo social è come casa tua. Sei ovviamente libero di dare un mega party e lasciare che entrino cani e porci, ma alla fine se uno ti rompe i coglioni, quella è pur sempre la tua dimora e puoi sbatterlo fuori in qualsiasi momento. Ovviamente, la questione è reciproca e l'ospite sfrattato potrà chiuderti a sua volta la porta in faccia e continuare a dire ciò che pensa con chi è interessato ad ascoltarlo.
E' questa la vera democrazia dei social: poter scegliere quali stronzate ascoltare.

mercoledì 29 giugno 2016

LETTERA AD UN EROE, SUO MALGRADO

Io in passato ho avuto Trenord e ora tu, fratellino mio, hai dichiarato guerra ad ATM e Comune di Milano. Solo l'idea di questa nuova battaglia mi sfinisce e manco la sto guidando io. Lo sai, ci sono già passata e ci passo tutti i giorni. Vedo in te quella rabbia e quella forza che ci è stata instillata da genitori incredibili. E so benissimo che, come me, la notte piangi il più piano possibile, per non far soffrire ulteriormente chi ci ama e ci è sempre vicino. 
Ti ammiro, non perchè lotti per vivere e lavorare: entrambi sappiamo che l'alternativa è molto peggio. Ti ammiro perchè rifiuti soluzioni fatte solo per te, pur di tenerti buono. Ti ammiro perchè già che devi lottare, hai scelto di farlo per tutti, anche per chi non ci riesce da solo. E' tua madre che ci ha inculcato che, visto che abbiamo tanta lingua, dobbiamo usarla per difendere anche chi non ha la stessa voce. Io però in passato ho accettato delle soluzioni di comodo: ho risolto i miei problemi e ho pensato che gli altri facessero altrettanto per se stessi. Non sono una paladina, non voglio esserlo. E so che nemmeno tu ti senti tale e che anzi la cosa ti fa incazzare quanto fa incazzare me. Perchè non vuoi essere un eroe ed è orribile pensare che denunciare un disservizio faccia automaticamente di te un eroe. 
Non dovrebbe andare così il mondo, ma questo abbiamo e in questo dobbiamo vivere.
Vorrei dirti che prenderei volentieri questo peso sulle mie spalle, che sono grande, più grande... troppo grande. La tua forza mi sta facendo capire quanto la mia sia sopravvalutata. 
Una volta pensavo di doverti insegnare come difenderti, ma ora ho capito inequivocabilmente che sei più bravo, anche su questo. 
A 41 anni suonati viene un po' voglia di lasciar perdere, ma come faccio se un pivello come te, con un mucchio di anni in meno, riesce a smuovere una Paese? Ok, pare che la nostra famiglia non debba conoscere tranquillità durature. E sia: vedo di capire dove ho riposto la mia cazzo di armatura scintillante e ti raggiungo, fottuto kamikaze! - Simone Gambirasio

giovedì 23 giugno 2016

Sogni da handicappato

Da oggi sono in libreria con un nuovo, ampliato e non censurato “Mi girano le ruote”. Uscire con un post proprio in questo giorno potrebbe sembrare una coincidenza "sospetta" e invece no: è proprio marketing. Il mio fine ultimo è vendere più copie possibile, fare soldi e conquistare il mondo. Ovviamente l'ultimo punto è a medio-lungo termine.
 
Bene, ora che abbiamo chiarito che non sono una Onlus, posso anche dirvi che oggi è anche una buona occasione per pormi nuovi obbiettivi, che poi li si chiama obiettivi, perché “sogni” fa troppo "inguaribile romantica". E questo l’ho imparato dagli studenti con cui lavoro, purtroppo. Ogni volta chiedo loro: “Se tutto fosse possibile, quale sarebbe il tuo sogno?”. Ma nemmeno con la premessa del mondo ideale e ipotetico - quello dei MiniPony e di Scientology, per intenderci - osano confessare i propri desideri impossibili. Come se ci fosse qualcosa di vergognoso nel sognare in grande e le persone fossero autorizzate a parlare solo di obiettivi possibili e spesso, in quanto tali, terribilmente noiosi. Io invece ho sempre avuto grandi sogni, quasi tutti i sogni inconfessabili del mondo, tranne quello di camminare. E non perché più impossibile degli altri, ma perché non me ne frega niente da molti, moltissimi anni. Ognuno ha le sue, discutibili, priorità.
Dunque, oggi voglio condividere con voi i miei sogni e mi piacerebbe con questo spingervi a condividere i vostri, magari con qualcun altro, sempre che non mi paghiate la consulenza. Ma non mi interessano quelli che fate di notte, che già me li propinate in quanto psicologa: a me interessano quelli ad occhi aperti!
Ed ecco i miei, in rigoroso ordine sparso:
1)      Sogno che chi compra una copia di “Mi girano le ruote” la porti in un posto a me inaccessibile, la fotografi e la condivida. Voglio poter dire di essere arrivata sulla vetta di una montagna, in cima alla piramide di Kukulkan, in Tibet, nello spazio… ma pure in fondo a una scala a chiocciola, in un pub con gradini, in una stazione metro della Capitale o, ancora più incredibile, su un vecchio tram dell’ATM, proprio qui, a Milano. Siate le mie gambe e vi porterò nel mio cuore…
E se state pensando che questo desiderio sia puro marketing, siete più svegli di quel che immaginassi.
 
2)      Sogno che il mio libro sia letto ad alta voce da Alberto Angela, sempre che riesca a farlo senza ridere, altrimenti il fine autoerotico va in fumo. Insomma, se ce l’hanno fatta i Minions ad averlo come divulgatore, posso sperare pure io! Se serve a convincerlo, sono perfettamente in grado di blablaare per ore senza pronunciare una frase di vero senso compiuto: ho studiato Psicologia.
 
3) Sogno di poter salire come qualsiasi bipede su un qualsiasi mezzo di trasporto pubblico, dato che pago le tasse come tutti. E non sto parlando di un bus con pedana ogni tanto, ma anche della metro e dei tram, proprio come quando sono all’estero, in Paesi civili.
 
4) Sogno di andare nello spazio. In fondo ci è quasi andato pure Stephen Hawking e quello è più conciato di me. Sì, beh, lui è anche un genio oltre che disabile, ma io fingo bene.
 
5) Sogno di lavorare per l'ESA o per la NASA. Non necessariamente come astronauta, ma pure nella selezione del personale o come coach. Se ogni mattina posso auto-motivarmi a fare la pendolare Cairate-Milano con una sedia a rotelle, convincere degli aspiranti astronauti a sgobbare per raggiungere Marte sarà un gioco da ragazzi. Trovate il mio curriculum su Linkedin.
 
6) Sogno che mi impiantino direttamente nel cervello un chip in grado di guidare la carrozzina elettrica. Odio dovermi ricordare di accenderla per spostarmi. Ovviamente la carrozzina dovrebbe reagire solo ai comandi volontari e non ai temporanei impulsi omicidi... anche se sarebbe un buon alibi. Se poi la carrozzina facesse da sola pure le scale, si farebbe prima che a farmi abbattere tutte ste cazzo di barriere architettoniche.
 
7) Sogno di andare nelle scuole e parlare di inclusione con gli studenti, oltre che per cazzeggiare fuori ufficio. Perché, diciamocelo, a cambiare la mentalità degli adulti ci si deve sbattere il doppio per ottenere un terzo.
 
8) Sogno che inventino una pizza che non faccia ingrassare.
 
9) Sogno di continuare a viaggiare, ma senza dover litigare ogni volta per usare un mezzo di trasporto che dovrebbe essere mio diritto usare. Oppure prenotare in una stamberga con i miei amici, anziché star sola nel cinque stelle che è l'unico con la camera accessibile.
 
10) Sogno che anche altri disabili che di cognome non facciano "Gambirasio" imparino a rompere le palle, ma non sulle questioni di lana caprina, tipo "Mi ha chiamato handicappato anziché diversamente diverso". Sei handicappato: fattene una ragione!  Straccia le gonadi altrui per salire su un treno inagibile o altre cosucce che potrebbero davvero migliorarti la vita e lascia che delle diatribe terminologiche se ne occupi l'Accademia della Crusca.
 
Ora sta a voi decidere l'ordine di fattibilità dei miei sogni. Magari potreste pure darmi una mano a realizzarli, partendo dal punto 1), sempre che non siate Alberto Angela, di un'agenzia spaziale o dell'ATM.

P.S.: sentitevi ovviamente liberi di condividere il post, pubblicizzare il libro, fargli una marchetta...





venerdì 3 giugno 2016

La Scienza applicata da un handicappato

Nota dell'autore:
Il seguente post è incredibilmente divertente. Se non ti viene da ridere, torna a leggerlo dopo un breve ripasso delle nozioni base di Matematica, Geometria e Fisica, con brevi cenni di Biologia. Se un eczema pruriginoso ti è esploso sul corpo solo per aver sentito nominare queste materie, hai semplicemente avuto dei pessimi insegnanti, perché ti posso assicurare che sono materie con un gran senso dell'ironia... basta capirle, anche poco poco. Dai, proviamoci insieme... che fatti non fummo a viver come capre.

Pur condividendo lo stesso pianeta, sotto il medesimo Sole, le Leggi che governano il mondo dei disabili motori sono diverse da quelle che governano la vita dei bipedi. Fisica, Geometria e Matematica mi hanno sempre affascinato, ma in qualche modo sono sempre sfuggite alla mia comprensione. Poi, improvvisamente, qualche giorno fa ho capito! Fai conto che mi sia caduta in testa una mela e che da tale evento tecnicamente sfigato ne sia nato un nuovo paradigma d’interpretazione della mia realtà. 



Solo che nel mio caso non era una mela, ma un vasetto di olive denocciolate, riposto da un bipede ad altezza bipede. Un vasetto che io mi sono affannata per quindici minuti a tirar giù dal ripiano alto della credenza, con l’ausilio di una scopa, dello scotch, un gancio da appendi abiti ed un cuscino riposto a terra. Perché se sei su una sedia a rotelle, la Meccanica e la Fisica sono fondamentali, ma ancor più fondamentale è la Matematica. Altrimenti sbagli i calcoli della traiettoria del vasetto di olive e ti ritrovi con un bozzo oliviforme in mezzo alla fronte. Perché il bipede non ci pensa a me. Il bipede spesso e volentieri non pensa e basta. Perché egli non deve preoccuparsi di come fare le cose in un mondo a misura d’uomo, ove per “uomo” s’intende appunto un bipede. 
Io invece ci devo pensare e tanto… e pagare ogni errore di calcolo con bozzi e insuccessi. Insomma, il bernoccolo per la matematica mi è venuto col tempo... ed è stato doloroso. Ma pazienza: se non altro ciò mi ha resa un po' più intelligente del bipede medio. In effetti, col cavolo che farei cambio!
Poiché però ho molti amici scienziati, talvolta sbadati quando si tratta di barriere architettoniche, ciò nonostante inspiegabilmente intelligenti, ho deciso di condividere con loro alcune ipotesi di studio che andrebbero verificate in laboratorio. I disabili motori invece le verificano da sempre direttamente sul campo.

Ed eccola: la Scienza rivista e scorretta da un disabile!

Geometria imperfetta


Teorema di quello stronzo di Pitagora

In ogni triangolo rettangolo, il quadrato costruito sull'ipotenusa sta occupando abusivamente una rampa.



Legge dell’inesistenza della retta

La via più breve che collega un punto A ad un punto B è piena di barriere architettoniche.

Legge della misura scalare 

Per un disabile motorio, quando una cosa è ridotta in scala, è ridotta male.

Corollario: quando a un disabile viene chiesto di leggere un disegno in scala, il disabile lo legge in ascensore.

Leggi Fisiche sconvenienti


Legge sulla forza di gravità

La forza di gravità è troppo forte. Punto.

Leggi sulla caduta dei gravi

Quando un disabile cade è sempre grave.

Corollario: la legge oraria che descrive la caduta dei disabili è quella tipica del moto uniformemente sfigato.

Legge del moto disarmonico

Il bipede che cammina davanti al disabile che si sposta lungo una direttrice non sa  cosa sia il moto armonico, e nemmeno le frecce.


Le tre Leggi di Sclepero

L'orbita descritta da un disabile intorno alla sua destinazione è un'ellisse, di cui la scala occupa uno dei due fuochi.
Più il disabile è vicino alla scala, più si sposta velocemente per aggirarla.
Più il disabile deve attendere per la rivoluzione che abbatterà le scale, più gli usciranno gli occhi dalle orbite.

Leggi di composizione atomica alternativa

 Gli atomi che compongono il corpo di un disabile motorio hanno tutti carica negativa.
A caricare negativamente gli atomi che compongono un disabile motorio non è la capacità di attrarre elettroni: sono le barriere architettoniche e mentali.
Quando un bipede invita un disabile motorio ad essere più positivo, il disabile motorio aumenta ulteriormente la propria carica negativa.

Leggi di conservazione ingiusta della massa

Postulato: il disabile motorio è un sistema chiuso, in se stesso.

Legge sulla massa diversamente abile: la massa, soprattutto se grassa, si conserva. 
Legge sulla massa diversamente abile: chi ritiene che la massa si conservi sempre, non ha mai visto la massa muscolare di un disabile ipotonico. Nessuno l’ha mai vista.
La pedana non si crea, le barriere architettoniche non si distruggono.

Postulato del rapporto disabile motorio - Chiesa

Se entropia, esco troia.

Le leggi della termodinamica non si applicano ai disabili motori perché i gas da loro emessi sono affatto perfetti.

Corollario: i disabili motori non si scalderebbero a sufficienza nemmeno all’Inferno.

Materia oscura

La materia oscura esiste ed è direttamente osservabile, come ben sanno le persone che accompagnano il disabile motorio in bagno.


Proprietà matematiche del disabile motorio


Il rapporto assistente-assistito non gode della proprietà commutativa. Ovvero, invertendo l’ordine dei fattori, il risultato cambia.

2° Il disabile motorio gode della proprietà dissociativa. In effetti il disabile si dissocia, spesso e volentieri.


Biologia sfigata


Postulato: se è verde o si muove è Biologia.

Diversi disabili motori non possono essere oggetto di studio della Biologia.

Legge della filogenesi fobica

Anche per i disabili motori la filogenesi ricapitola l'ontogenesi, ma abbiamo un blocco psicologico sulla conquista della stazione eretta.


Legge mendeliana della vera trasmissione genetica

Il disabile è bello dentro: è il fenotipo che lo frega.
Quando si tratta dei bipedi, con la fecondazione, i gameti si combinano a caso. Quando si tratta dei disabili, con la fecondazione, i gameti di combinano ad minchiam.
Il carattere recessivo di una patologia rara può rimanere latente per diverse generazioni prima di manifestarsi nel disabile, perché al disabile la probabilità statistica gli fa una pippa.


Legge del muscolo ipotonico

La fibra muscolare di un disabile motorio non si eccita. 
Il disabile motorio si eccita comunque, specie se maschio, perché il pene non è un muscolo, capra!
Anche i muscoli diversamente abili si contraggono sulla base del principio tutto-o-nulla, solo che l’interruttore è incastrato sulla seconda posizione.


Psicometria ostile



I disabili motori mostrano evidenti resistenze psicologiche perché gli si chiede continuamente di valutare i propri atteggiamenti su una scala da 1 a 10.

Corollario: se invece delle scale Likert si usassero degli ascensori Schindler, i punteggi dei disabili ricadrebbero nella coda più figa di una curva Gaussiana.



Molto altro ci sarebbe da scoprire… siamo un multiverso a parte, un multiverso che sfortunatamente condivide la stessa dimensione spazio-temporale dei bipedi. Oppure sono io che ho sbagliato tutto e vivo nella realtà parallela sbagliata. Secondo la Fisica quantistica, se esiste un mondo pieno di barriere architettoniche, ne esiste pure uno dove non esistono. In fondo ho sempre pensato di essere nata nel mondo sbagliato…

P.S.: so di avere un sacco di amici e follower con un notevole sense of science-humor. Mi sta quasi frullando per la testa che ci si potrebbe scrivere un libro a più mani, sebbene oggi come oggi si dovrebbe dire a multi-tastiere. Se qualcuno di voi ha un'idea di variazione scientifica applicabile ai disabili di qualsiasi tipo, può inviarmela con nome e cognome (o pseudonimo) a abbattiunabarriera@gmail.com

Non abbiate timore di essere dissacranti: la Scienza non teme l'ironia... cosa che la differenzia sostanzialmente dalla Religione, grazie a Dio.

martedì 10 maggio 2016

Esisto dunque m'incazzo


Ovvero come convincere il bipede a porre le domande direttamente al disabile anzichè all'accompagnatore


Penso dunque sono. 

Se Cartesio ha ragione, buona parte dei bipedi non esiste ed è esclusivamente frutto della mia mente masochista. Il che rende me Schizofrenica, ma sempre meglio che pensare che tutti quelli che incontro siano reali.

Insomma, è evidente che i più non pensano, oppure non ritengono sia necessario farlo prima di aprire bocca. Tipo il Capotreno che stamattina si è rivolto a MARITO, indicando ME, per chiedere a LUI se IO avessi intenzione di scendere a Cadorna.

Ti giuro che ero sveglia, ben vestita, pulita, ordinata e perfettamente in grado di rispondere agli stimoli esterni... pure troppo anzi, come sempre.

Eppure, per quanto cerchi di mantenere una costante espressione di profonda intelligenza quando sono in pubblico, se accanto a me c’è un bipede, la gente interroga il bipede, soprattuto su questioni che riguardano me. Avrei più speranza di essere coinvolta in prima persona se fingessi di essere il pupazzo di un ventriloquo.

Sto in coda un’ora citando Immanuel Kant e Fëdor Dostoevskij solo per dimostrare a chi mi sta intorno che sono senziente e, quando arrivo al banco per attivare il finanziamento della lavastoviglie al MediaWorld, il MedioMan chiede a Marito i dati del mio conto corrente.

Faccio la coda alla biglietteria del cinema e la bigliettaia chiede Marito se io sto seduta “lì” (ove per “lì” s’intende l’innominabile sedia a rotelle) o sulla poltrona.

Accompagno Marito in banca, che da solo teme gli pongano domande a cui non sa rispondere, ed ogni volta è un remake della scena di Galaxy Quest, quella dove il Capitano chiede a Sigourney Weaver di chiedere al computer le cose, lei si gira, gliele chiede, il computer risponde e lei ripete esattamente la risposta al Capitano. Che se il Capitano rivolgesse la parola direttamente al computer non ci sarebbero tettone a bordo.

Vado al pub, la cameriera chiede a Marito cosa prende lui e sempre a lui chiede cosa prendo io. E, ancor peggio, quando porta l’ordinazione, inverte le ordinazioni e piazza la Bionda davanti a lui e la cazzo di bibita allo pseudo-caramello corrosivo a me. Questo sulla base del principio bipede secondo cui i disabili sono come i bambini: non trincano, ma solo perchè non sono in grado d’intendere e di volere. Ogni volta che ci penso, mi vien voglia di bere per dimenticare. Ho pure provato a esibire la carta d’identità con la data di nascita e dire: “Nel pieno del possesso delle mie facoltà mentali, ordino una pinta”, ma ti giuro che la cameriera ha guardato lo stesso Marito, come se fossi pazzah!

Ogni giorno qualcuno chiede cosa voglio a Marito, come se io non fossi lì.

E meno male che ne ho sposato apposta uno con l’espressione poco sveglia. Non dico che non sia sveglio... ma è uno di quelli che se gli chiedi il codice di avviamento postale del suo paese ti pare di scorgere due clessidrine ruotanti in fondo agli occhi vitrei. 

Cogito ergo sum... 

Il problema è che, secondo Cartesio, pare che tutti gli uomini condividano la certezza indubitabile di essere soggetti pensanti… Scusa René, ma io personalmente, su questa faccenda, altro che dubbi iperbolici tengo.

A furia di essere ignorata, saltuariamente mi sono chiesta se per caso fossi morta senza saperlo. Tipo Bruce Willis ne “Il sesto senso”. O così, oppure sono io la sensitiva, solo che invece di vedere la gente morta, a me va molto peggio: vedo la gente scema. Ma se fossi morta non si spiegherebbe come mai nessuno mi rivolge la parola, ma tutti mi indicano o mi fissano di sottecchi. E accade sempre, mica solo quando dimentico gli slip sporchi sullo schienale della carrozzina.

La filosofia non è mai stata la mia materia preferita e i miei studenti di filosofia vedano di prendere questa confessione con… beh… con buona dose della loro materia. Si insomma, le seghe mentali e i meta-ragionamenti sono tra i miei passatempi preferiti, ma alla fine ho scelto psicologia perché non mi va di conoscere l’uomo e basta: io voglio entrargli in quella piccola testa bacata e rivoltarla come un calzino!  

Bramo i risultati tangibili. Sono una di quelle che ancora sbava dietro a Pavlov, in ottima compagnia di mute di cani. E da brava scienziata pazza, ho deciso d'intervenire per modificare la realtà, che di capirla e basta mi son rotta le palle.

Così, il primo passo (metaforico) è stato verificare di occupare lo stesso piano fisico dei bipedi e per farlo ho dottato il metodo empirico. L’esperimento ha fornito dati incontrovertibili, sebbene la metodologia non sia stata indolore: sì insomma, ho investito qualche soggetto con la carrozzina a motore e quello ha dato evidenti e scomposti segni di aver notato la presenza dello sperimentatore. 
Prima di rivolgerti a qualche comitato etico, posso annoverare diverse sperimentazioni mediche fatte sulla mia pelle quando ero bambina… io almeno prendo di mira solo soggetti adulti. Facciamo che io non ho denunciato te, essenzialmente perchè all'epoca non ero in grado di intendere e volere, ma i miei genitori purtroppo pensavano di esserlo. Ora tu non denuncerai me, altrimenti sosterrò di continuare a non essere in grado d'intendere e volere. Visto che sono handicappata, alla fine si tratterebbe di confermare un'ingenua teoria bipede.

Il terzo passo è stato osservare se il comportamento di evitamento del disabile si verificasse solo nel caso del presente soggetto o di tutti i disabili. Un sondaggio su web ha confermato che la prassi di porre le domande all'accompagnatore anzichè al disabile è ampiamente diffusa. Colleghi non vedenti hanno addirittura osservato (si fa per dire) come vi sia la tendenza del bipede a rivolgere la parola prima all'accompagnatore persino se questi è un cane guida. 

Il quarto passo (sempre metaforico) è consistito nel formulare l'ipotesi di lavoro: il comportamento evitante del bipede si può modellare sino al punto di costringerlo a rendere partecipe il disabile delle interazioni sociali che concernono quest'ultimo. Perché il bello dei bipedi è che alla fine si possono educare proprio come i piccioni di Skinner, anche se ci mettono più tempo a imparare… Infatti il detto “Due piccioni con una fava” deriva proprio dalla mesta constatazione dello psicologo americano che per educare un essere umano ci volessero un casino di fave in più che con i volatili.

Sebbene Skinner sostenesse che i premi (rinforzi positivi) diano risultati migliori e più duraturi delle punizioni (rinforzi negativi), sono personalmente convinta che ciò dipendesse dal fatto che le scosse somministrate alle cavie fossero troppo lievi: una bella fulminata e il ratto abbandona il comportamento scorretto la prima volta che abbassa la leva sbagliata… sì ecco, in un modo o nell’altro. 

Quinto e ultimo passo, che per quanto metaforici siano, non ci sono abituata, è stato quello applicativo, tuttora in corso. Convinta delle mie teorie, ogni volta che qualcuno si rivolge ad altri per una questione che riguarda me, io lo fulmino, purtroppo solo con lo sguardo. Con tutte queste associazioni animaliste, oggi non si riescono più a realizzare i modelli sperimentali di una volta, con tanto di fulmini e saette vere. Anche se a ben pensarci usando uomini anzichè topi si potrebbe provare: conosco gente che considera la sperimentazione animale un abominio e che s’è battuta per provare il metodo Staminkia direttamente sui bambini disabili. Pare basti una Laurea in Comunicazione per farsi passare per il medico del secolo.

Comunque, i primi risultati sono incoraggianti: ognuno dei soggetti fulminati visivamente e/o verbalmente, ha successivamente orientato l’attenzione e rivolto la parola direttamente allo sperimentatore. Tanto la scienza ha già dimostrato che l’osservatore modifica il comportamento dell’osservato che lo voglia o no, quindi tanto vale modificarlo in meglio.

Ulteriori sperimentazioni saranno necessarie per trarre le conclusioni definitive, ma posso già confermare che il metodo “Esisto dunque m’incazzo” modifica tangibilmente il comportamento del bipede, sebbene occorreranno studi a lungo termine per valutare possibili traumi residui nel soggetto "normale", traumi comunque più che meritati. 

E' seria intenzione di questa sperimentatrice continuare gli studi e raccogliere una casistica sempre più esautiva. I soggetti bipedi involontari sono ovunque... in effetti sarebbe gradito un aiutino da parte di altri sperimentatori disabili.