giovedì 5 ottobre 2017

DISABILE 1 - BARBIE 0

Le porte si aprono sul nuovo azzeccatissimo acquisto di Trenord: un giovane Capotreno ragionevolmente affascinante, che mi accoglie da qualche mattina in divisa rossa, con sorriso sornione e strizzatina d'occhio d'intesa. Fa spostare i passeggeri, apre la porta, estrae la pedana, mostra il posto disabili con ampio gesto teatrale. Davanti a me una procace Barbie che sprizza poliuretano espanso da tutto ciò che si può gonfiare in una donna. Il genere di persona che entra in un treno, si ferma sulla soglia e si guarda intorno con la flemma di un cerbiatto strafatto di Xanax, del tutto inconsapevole del resto del mondo che attende i suoi comodi per entrare. La Venere di PVC assiste alla pantomima del Capotreno, finge di arrossire, ridacchia e ringrazia di tanta gentilezza, spingendo le valige rosa sull'ampio spiazzo disabili.
 
"Signora, vuole spostarsi o no, che devo far accomodare la Dottoressa?!"

Lei è sconvolta, probabilmente per quel "Signora". Finalmente si gira, mi vede e la sua faccia si sgretola alla luce della triste comprensione che, in realtà, il centro dell'universo sono io


giovedì 10 agosto 2017

Il vero amore tiene la "a" minuscola perché non ha bisogno che gli altri lo vedano


Non dovrebbe essercene bisogno, ma dopo aver letto diversi post, credo non possa far male a nessuno se vi svelo alcune grandi verità sull'amore:

1) L'amore incondizionato non esiste. L'amore bisogna meritarselo o esserselo meritato, almeno un po'. Se non ci credi, prova a prendere a calci per sette giorni di fila il tuo cane: se l'ottavo giorno non ti ringhia addosso, mi sarò sbagliata.

2) Il Principe Azzurro esiste, ma se è coraggioso, bello, biondo, con le guance rosee e dice sempre la cosa giusta, è un cartone animato o un prezzolato gigolò. I nobili veri hanno la faccia del Principe Carlo d'Inghilterra e se non ce l'hanno da subito, col tempo salterà fuori lo stesso. La cosa consolante, è che se ce l'ha fatta Camilla a conquistarne uno, c'è speranza per tutte le racchie del mondo, ma solo se dicono cose zozze al telefono pare. Dopo tutto, se il Principe si fa conquistare da trine e merletti più che da pesanti allusioni sessuali, forse è gay e le allusioni lo schifano solo perché vengono dal sesso sbagliato.

3) Nessuno sta assieme perché obbligato. C'è sempre un motivo, passato, presente o futuro che lega le persone. A volte è un motivo nobile, che ti fa sentire figo. Più spesso è una combinazione di sentimenti gradevoli e ragioni ben più terrene. Ma ti dirò: spesso chi ti sta vicino per nobiltà d'animo, la fa pesare ben di più e lo sbandiera molto più in giro. Mai visto nessuno vantarsi dicendo: "Sto con lei perché mi mantiene". Purtroppo mi è capitato invece di sentire: "Non lo lascio perché è malato." Beh, notizia shock: se non lo lasci solo perché è malato e te ne vanti col mondo, in realtà non lo lasci perché ti piace passare per Madre Teresa di Calcutta.

4) Per citare Francesca Arcadu, i disabili non sono gattini da postare su Facebook con foto pucciose e didascalie strappalacrime. Se qualcuno potesse mai farsi passare per la capa di rubare uno scatto mio e di mio marito in spiaggia, per correttezza di cronaca, non scriva nel post: "Lui la ama incondizionatamente e ha scelto di starle accanto nella buona e nella cattiva sorte", ma piuttosto: "Lui la trascina a fatica sulla sabbia perché troppe spiagge italiane non sono accessibili e lo fa perché lei è una gran rompicoglioni, ma si occupa di tutta l'amministrazione della casa, lo convince sempre a provare cose nuove, come viaggiare, fare corsi di nuoto, inglese, arti marziali e ballo, gli regala vagonate di Lego e ogni tanto gliela dà." E posso assicurarvi che, se mentre mi trascina non parla né rilascia interviste sul suo amore, è perché se aprisse bocca gli uscirebbe: "Cara, mettersi a dieta no eh?"

E ora mettete like e condividete solo se non siete gente che si fa venire gli occhi a cuore appena vede una sedia a rotelle.


venerdì 14 aprile 2017

L'ansia spiegata da uno bravo (e modesto)

A grande richiesta dei miei studenti, condividerò con voi la spiegazione scientifica dell'ansia, altrimenti nota come "mi prende questa cosa al petto senza motivo e per favore me la faccia andare via subito".

Mode Piero Angela ON  
(Per i miei studenti, dicesi "Piero Angela" la versione demo di quello che voi oggi chiamate Alberto Angela)


La diapositiva n. 1 rappresenta noi mentre trullalleggiamo spensieratamente nel bosco, ignari dei pericoli della vita e annusando margheritine, che notoriamente non profumano, ma meglio cazzeggiare che aprire un libro di testo.

La diapositiva n. 2 siamo sempre noi, che trullalleggiando ad minchiam abbiamo messo il piede su un serpente. 





La diapositiva n. 3 è la nostra amigdala in un selfie di profilo, proprio quel grilletto rosso al centro del nostro presunto cervello che quando vede un serpente non capisce più un cazzo e spara prima di chiedergli se è velenoso o meno. Esattamente come farebbe il Capitano Kirk davanti a un vascello Klingon, ma se siete miei studenti voi questa cosa non la potete capire che siete dei giovani pivelli. Quindi dicevo... tiene il grilletto facile e spara tutto quello che ha: stimola il rilascio di adrenalina, dopamina, noradrenalina, mobilita i centri del movimento, attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l'intestino. Tutte cose che servono a farci combattere o fuggire, tranne la faccenda dell'intestino, che serve essenzialmente a farci cagare addosso.

La diapositiva n. 4 rappresenta lo stesso bosco, ma il giorno dopo. In sostanza, dopo essercela data a gambe il giorno prima, ora sappiamo per certo che nel bosco c'era un serpente. Magari era una biscia, ma quando attacca l'amigdala uno mica si ferma a chiedere le generalità all'essere strisciante. Se c'era un serpente significa che potrebbero essercene altri. E magari mica ci stanno solo i serpenti, ma pure i lupi o gli orsi, se non coccodrilli o peggio tigri e leoni o Salvini (lì per dire alle bestie esotiche immaginarie di andare a spaventare la gente a casa loro, senza rubare il lavoro agli animali autoctoni). Il fatto che per vedere tutte ste bestie letali nello stesso ambiente dobbiamo andare allo zoo è un pensiero che non ci sfiora nemmeno. E qui sta l'inghippo, perché a questo punto il serpente non ce lo abbiamo davanti fisicamente, sta nella nostra testa e precisamente nella parte del cervello capace di immaginare il futuro, per intenderci quella che ha studiato e dovrebbe conoscere la statistica. Ah già... invece di aprire il libro stavamo annusando margheritine...


La diapositiva n. 5 siamo sempre noi, quando davanti all'ansia, che altro non è che la capacità di immaginare il peggior futuro possibile, decidiamo di evitare ciò che ci spaventa. Ovvero all'inizio è il bosco. Poi cominciamo a chiederci se pure lungo la strada per il bosco possano esserci cose pericolose, tipo serpenti, vedove nere, uomini anziani col cappello che guidano... Così, da quei geni che pensiamo di essere, invece di tornare nel bosco stando solo un po' più attenti, ci chiudiamo nel posto che al momento sembra più sicuro, rendendoci conto troppo tardi che non riusciamo più ad uscirne.


Rimedio? Farsi accompagnare per boschi da qualcuno che sa cosa sono i serpenti, ne ha paura quanto noi, ma alla fine ha deciso di affrontarli mostrando così di essere un gran figo. Macché "uno psicologo"! Dico Indiana Jones! E se ce l'ha fatta lui...

mercoledì 25 gennaio 2017

LA NOSTRA SOLITA STORIA

1) Faccio notare che una regola discrimina i disabili e propongo una soluzione.

 2) Dici che ti spiace tanto, che tu ai disabili vuoi bene, e pure tua nonna (pace all'anima sua) stava in carrozzina... ma non puoi fare nulla.

 3) Inizio ad accennare la questione sui social, stando sul vago, ma sapendo che tu sai di che sto parlando e costatando che dei perfetti sconosciuti ti danno dello stronzo, così, sulla fiducia... Sì, ho la bacheca pubblica: non sono scema e tu non sei furbo come pensi.

 4) Ripeti ai tuoi che la cosa si sgonfierà, che le persone si stufano subito dei problemi dei disabili.


 5) Ti mando un ultimatum, avvertendoti che il giorno X, nell'imminenza di una Festa religiosa, tirerò fuori dal mio arsenale un disabile con gli occhi così grandi e tondi, le ciglia così lunghe e folte, che se in un bosco vedessero lui e Bamby, sparerebbero al cerbiatto mica che aggredisca il cucciolo a rotelle. 


 6) Mi ricordi che con le minacce non si ottiene nulla, ma proprio perché sei di buona volontà, proverai a parlare coi piani più alti ancora. Quelli magnifici e senza ascensore per capirci.


 7) Scompari dal globo terraqueo. Non sei reperibile via mail, via telefono, fax, piccione... manco tua madre sembra sapere dove sei.


 8) Ti mando una mail confermando l'intervista del giorno X: i giornali ci sono, la Pasqua è vicina e la croce dei disabili è così pesante: lo so io, lo sai tu e dalla nostra parte ci sta pure il buon Gesù. Sì, pure se sono miscredente.


 9) Alla mezzanotte del giorno X mi dici di fermare tutto, che proprio ieri forse, anzi no sicuramente, una soluzione è stata miracolosamente trovata.


 10) Incontro i giornali con Bamby e ringraziamo pubblicamente te e gli uomini di buona volontà, che i problemi li risolvono.


Ora... personalmente propongo per una volta di saltare dal punto 1 al 10 e in mezzo fare qualcosa di più divertente, che non sei nemmeno tanto brutto e hai il fascino del male.
Se invece non riesci a rinunciare alla sensazione del gatto attaccato ai maroni, io la manicure l'ho fatta.


 

lunedì 29 agosto 2016

Non avrò altro Dio all'infuori di Svitol

Ora ti racconto il mio pomeriggio... è un post lughino, ma se stai pensando di leggerlo, probabilmente anche tu non stai avendo una giornata molto più eccitante della mia: solidarietà sorella/fratello!

Dopo almeno un mese dal guasto, decido improvvisamente che non posso più sopportare di convivere con una tastiera a cui non funziona il tanto "canc". Perché le donne sono così: sopportano inspiegabilmente per giorni, mesi, anni e altrettanto inspiegabilmente e senza preavviso decidono di finirla. Così smonto il tasto, me lo guardo attentamente e ci soffio dentro... Esattamente quello che fa ATM ogni volta che si rompe un montascale credo. Il fatto che poi il montascale non riparta, non mi ha incentivato a scartare a priori il tentativo solo perché gli esseri umani sono fondamentalmente creature stupidamente imitative. Del resto l'esperienza insegna a riconoscere un fallimento non appena lo si ripete. 

 
Sfortunatamente, al contrario di ATM, io non solo credo di poter migliorare, ma sono anche inverosimilmente convinta che, se mi impegno, posso imparare a fare qualsiasi cosa, forse anche camminare... se solo ne avessi voglia. Così, come sempre, ho chiesto consiglio su Facebook e Donato Greco me ne ha dato uno buono, che non comportasse uscire di casa. Il consiglio era di rimappare la tastiera. Mi sono detta che il mio vocabolario interno dei sinonimi e contrari era abbastanza vasto da permettermi di vivere senza il tasto "ù" e ho cercato online appunto un software per rimappare la tastiera e mettere il "canc" al posto di "ù", rinunciando così per sempre a scrivere "più", "giù", "orsù", "pupù" e chissà quante altre parole che finiscono in "ù" e che improvvisamente avrei sentito il bisogno di condividere in forma scritta. Poi mi sono detta che in fondo la vita è un apostrofo rosa e che se tanti ce lo infilano erroneamente tra le parole "qual" e "è", probabilmente non molti si sarebbero accorti del mio più', se proprio proprio non me la fossi sentita di sostituirlo con un "in misura maggiore"... cosa che su Twitter può dolorosamente accadere.

Tornando al software di rimappatura, dopo aver letto con attenzione le istruzioni per una buona mezz'ora, ho preso lo Svitol e l'ho spruzzato nel tasto rotto.

Perché?

La risposta breve è che ho compreso le istruzioni dello Svitol, ma non quelle del software di rimappatura.
Quella lunga, è che dieci giorni fa, a causa della pioggia di rovescio, il campanello di casa ha iniziato a suonare e non la smetteva. Come sempre, ho chiesto aiuto a dei perfetti sconosciuti su Twitter e uno di loro mi ha consigliato di spruzzarci dello Svitol per togliere l'umidità. Pur nella mia ignoranza, il ragionamento sembrava logico, così ho seguito il suggerimento e ha funzionato. Oggi, ben sapendo che nessun liquido è stranamente mai penetrato nella tastiera (di casa), ci ho comunque spruzzato lo Svitol perché, come tutti gli esseri umani, amo l'euristica della disponibilità: l'ultima volta che avevo usato lo Svitol ha funzionato, così uso lo Svitol. Esattamente la stessa logica per cui molti miei amici si ostinano a pregare, quindi non giudicatemi.

Ad ogni modo, contro qualsiasi ragione scientifica, ora la tastiera funziona. Non saprei dire se sia per merito dello Svitol o se lo Svitol sia solo una variabile indipendente casualmente verificatasi in concomitanza con un'altra variabile occulta interveniente che potrebbe pure essere Dio... ma l'odore di Svitol mi fa propendere per la prima ipotesi.

So che sembra una storia noiosa e priva di grande senso morale, pertanto, dubitando come sempre delle tue abilità d'interpretazione, ti fornirò io di seguito i principali (ma non sono solo questi) insegnamenti di questo racconto:

1) I problemi non si risolvono da soli: bisogna farsi aiutare e poi tentare a cazzo qualcosa finché, per puro culo, non funziona.

2) Pur di correggere i nostri errori, saremmo disposti a sacrificare cose importanti come virtù, tiramisù, ragù... e senza poter poi maledire Gesù o Belzebù.


3) Spesso la gente ci dice di fare solo ciò che sappiamo fare, ma la verità è che gli esperti partiranno sempre dalla soluzione più complessa solo perché le altre sono noiose... Considerazione che in questo preciso momento mi fa sorgere dubbi amletici sulla mia professione di psicologa.

4) Se Dio non corre in tuo aiuto, prova con lo Svitol.

5) Se sei arrivato a leggere fino qui, ho una confessione da farti: non intendevo dire nulla di veramente profondo con questa storia... sto solo provando la tastiera dopo la riparazione.

giovedì 14 luglio 2016

Ora ti insegno a camminare

So che può sembrare strano detto da una che non ha mai imparato manco a reggersi in piedi, ma nessun bipede sa camminare in modo razionale. Giuro: deambulate tutti, indistintamente, in modo illogico. E io lo so bene, perché trascorro le giornate facendo slalom tra la folla con la mia B600, cercando di intuire i tuoi spostamenti per evitare (il più delle volte) di investirti. Il momento peggiore è quando scendo dal treno, incastrata in questa mandria di creature senza alcun istinto di conservazione, che io cerco sinceramente di non calpestare. Un minimo di collaborazione alla salvaguardia della tua specie bipede mica guasterebbe.

Così oggi ho deciso di insegnarti come camminare in modo decente.
Ecco le regole di base:
1)     Come insegna la geometria piana, la via più semplice per andare da un punto A ad un punto B è una linea retta, soprattutto se la strada che stai percorrendo è effettivamente diritta. E allora perché Diavolo ti sposti lungo una traiettoria sinusoidale?! Ti si è forse spanato il sistema di navigazione interno o mentre cammini segui le scie chimiche che hai nel cervello? Il test dell’alce fallo solo se a terra ci sono dei coni colorati.
2)    Non dico di mantenere una distanza di sicurezza come faresti con la tua macchina… ma che sto dicendo: manco in auto tieni le distanze di sicurezza! Comunque, ricorda che gli esseri viventi hanno uno spazio vitale che non dovrebbe mai essere violato da estranei. Ovviamente, i mezzi di trasporto pubblico rendono impossibile mantenere le corrette distanze sociali, tuttavia, pure tu ci metti del tuo, soprattutto quando sali su un vagone stipato con uno zaino militare in spalla e ti giri come una trottola sul tuo asse. Vedi di incrementare la tua autoconsapevolezza corporea e, se sai di essere goffo, non metterti in situazioni che non sai gestire. Impara la consapevolezza dei tuoi limiti da noi disabili o farai la figura del cieco al poligono di tiro (n.d.r.: senza le cuffie acustiche per mirare intendo).
3)    Contrariamente ad una carrozzina a motore, sul tuo posteriore non si accende nessuno stop, nessuna freccia, nemmeno una lucina di posizione che permetta a chi ti sta dietro di intuire i cambi repentini di rotta. Fai conto di essere in bici e, almeno quando devi girare, metti fuori un braccino, possibilmente non all’ultimo secondo.
4)     Usa scarpe anti infortunistiche. Ogni volta che mi ritrovo in spazi angusti con dei bipedi, non posso staccare gli occhi da quelle piccole appendici tenere e rosa, esposte alle intemperie, allo zozzo e a pericoli di cui non sei nemmeno consapevole, tipo una carrozzina a motore da 100 chili che sta cercando in ogni modo di non calpestarti. Che poi la sensazione delle dita nude sotto una ruota artigliata è proprio brutta, tipo quando schiacci uno scarafaggio e senti quello scrocchiare chitinoso e umidiccio sotto la suola della scarpa. Pertanto, niente infradito, niente calzature aperte in punta e, soprattutto, niente tacchi! Guarda che cadendo dai tacchi ti puoi pure spanare la colonna vertebrale: parlo per esperienza.
5)    Non camminare all’indietro. Probabilmente manco ti accorgi di farlo, ma spesso e volentieri, senza alcun apparente motivo, mentre sembri procedere in linea retta, di colpo ingrani la retro, e nemmeno ti fermi prima. Anche a me capita di dover tornare sui miei metaforici passi, ma per farlo, preferisco frenare e ruotare la carrozzina di 360°, così da vedere dove sto andando. Provaci anche tu, ed eviterai di sederti sulle ginocchia della disabile che procede dietro di te, lungo la medesima direttrice.
6)     Se sali sul mio stesso ascensore, ricordati che la cavalleria è una cosa e la razionalità un'altra. So che vuoi sembrare galante, ma tu occupi uno spazio minore della mia carrozzina, ergo, per aumentare appunto il mio spazio d’azione, è meglio se entri per ultimo, ma esci per primo. Altrimenti mi costringerai a manovre che nemmeno l’Enterprise che tenta di entrare a velocità warp nella biblica cruna dell’ago cardassiano. Idem quando tenti di appiattirti tipo sogliola sulla soglia della porta, per farmi entrare o uscire. E’ esattamente in quel momento che mi rendo conto di quanto un bipede sottostimi la superficie occupata dalle sue estremità podaliche e dalla trippetta.
7)    Non usare lo smartphone quando cammini, altrimenti comincerò a farlo anche io e poi vediamo chi dei due si fa più male in un eventuale scontro.
8)    Le corsie dei supermercati, l’uscita del vagone, l’ingresso di qualsiasi struttura e le vie di passaggio anguste non sono luoghi ideali per sostare, qualsiasi cosa tu senta il bisogno impellente ti fare, tipo chiacchierare con l’amica, mandare messaggi, cercare le chiavi in borsa e no, nemmeno per allacciare le scarpe.
9)    Quando cammini, guarda dove metti i piedi o io smetterò di guardare dove metto le ruote. Se vuoi darti al birdwatching, comunque Milano non è il luogo ideale, a meno che non ti interessino i piccioni, che potrai osservare comodamente guardando per terra più che per aria.
10)  Quando parli con qualcuno in sedia a rotelle, tieni le mani adese e contigue al tuo corpo. Non ti appoggiare al joystick e a nessun’altra parte della carrozzina. Non sempre mi ricordo di spegnerla nel caso in cui un bipede decida sconsideratamente di farmi pat-pat sulla manina che tiene il timone. Tecnicamente, se tocchi il mio joystick e ti investi, non è omicidio e nemmeno suicidio assistito. Se invece provi a fare il simpaticone e a salire sul retro della carrozzina a mia insaputa, sappi che non potrai più guardare con gli stessi occhi le scene dei film d’azione in cui un pirla salta sul tetto di un’auto in corsa e il pilota fa le peggio gincane per schiodarsi la zecca di dosso.
Guarda che io ti dico queste cose perché in fondo ti voglio bene. Odiassi davvero i bipedi, potrei investirne a centinaia ogni giorno, potendo sempre dimostrare la mia ragione sul foglio di costatazione amichevole.