martedì 6 febbraio 2018

Dialogo schizofrenico sulla motivazione allo studio

Come si trova la motivazione allo studio? E' una domanda che mi fanno spesso e a cui spesso non so rispondere. Non è che a un certo punto si viene pervasi dallo Spirito della Voglia di Studiare e magicamente viene la fregola di aprire un libro. Quindi togliamocelo dalla testa: di studiare nessuno ne ha voglia, ciò nonostante molti lo fanno lo stesso. Ergo: non ci si può nascondere dietro alla scusa: "Eh ma a lei piace studiare". Tra l'altro accade più o meno la stessa cosa col lavoro: non è che ti alzi alle 6 del mattino e smani dall'ardore di andare in ufficio, però ci vai lo stesso e a fine giornata capita pure che sei contento di esserci andato. Lì però ti pagano... che è una gran bella motivazione estrinseca se non altro. Lo studio per lo più si basa invece su quella intrinseca.
Allora, abbiamo già capito che la motivazione e la voglia non sono la stessa cosa. Quindi, cosa è la motivazione?
Non lo so.
Però se volete posso spiegarvi come faccio io a convincermi a studiare, specie le materie più ostriche... per intenderci quelle che non si aprono neppure col grimaldello. Ecco, io entro in contatto con la parte più profonda di me stessa, quella capace di concentrarsi, e le parlo più o meno così...

- Ah no, scordatelo: io questa roba non la capisco.
- Senti, non piace nemmeno a me, ma dobbiamo studiarla.
- Dopo l'esame di Statistica a Psicologia avevi giurato che sta roba non l'avrei più vista.
- E infatti non è Statistica...E non chiamarla più "roba". Si chiama Economia.
- Guarda, per me è comunque arabo.
- In effetti sono numeri arabi... non essere razzista.
- SVEGLIAAAAAA: QUELLA E' MATEMATICA TRAVESTITA DA CAPPUCCETTO ROSSO SANGUE! IL MIO SANGUE!
- Sarà semmai una cugina di terzo grado della Matematica... vedi? E' solo Economia politica: ci sono un sacco di parole oltre ai numeri qui sopra.
- Ti ho detto che non la capisco!
- Dicevi la stessa cosa di Statistica e l'abbiamo superata.
- Abbiamo preso 18.
- L'abbiamo superata e il voto va considerato in relazione alla difficoltà personale, non in assoluto, lo sai.
- NON CI RIESCOOOOOO!
- Provaci prima di dirlo. Guarda: il libro non è nemmeno 360 pagine e con un sacco di figure.
- Quelle non sono figure, sono grafici. E dietro i grafici ci sono dei numeri! Numeri!!
- Smettila. Non chiudere la mente! Su, concentrati.
- Uff... Ok. Proviamo... Aspetta, no: l'hai vista?
- Cosa?
- Quella!
- Quella cosa?
- Quella in fondo alla pagina è un'equazione!!
- Sì, ma vedi? Tu non capisci i numeri, ma lì in mezzo ci sono per lo più lettere.
- Lettere che stanno al posto di numeri! Sono delle fottute incognite!
- Sii razionale.
- Razionale? Io!!! Dillo a quei numeri irrazionali che mi fissano ridendo di me!
- Concentrati.
- Prima mi fai guardare un minuto Facebook?
- No, prima fai 10 pagine e poi guardi 5 minuti Facebook.
...
- Hai detto dieci minuti ed è passata un'ora.
- Ho detto 10 pagine e ne abbiamo studiate solo 8.
- Otto pagine in un'ora! Di qualsiasi altra materia ne faccio almeno 20 in un'ora!
- Quindi il tuo cervello funziona bene. Studia!

Un mese dopo...

- Ecco vedi? Qualcosa abbiamo capito...
- Ci metto ore per capire un concetto che dimentico due minuti dopo.
- Sembra che lo dimentichiamo, ma non è vero: tornerà in mente quando saremo all'esame.
- Certo, come no! Non lo ricordo da tranquilla, ma mentre sarò agitata tornerà sicuramente in mente!
- Fidati: andrà bene.

Due ore dopo...

- Visto? Abbiamo preso 25!
- IO HO PRESO 25! Tu che avresti fatto?
- Ti ho spronato!
- Tu mi hai incarcerato per un mese in una stanza buia con solo il libro di Economia politica a farmi compagnia!
- Era la sala, era illuminata e ogni sera dopo le 21 eri libera di fare ciò che volevi.
- Ero libera di andare a letto stravolta e dormire sognando funzioni IS-LM!
- Eddai! VENTICINQUE! Non sei contenta? E adesso sappiamo pure cosa è un'economia di scala.
- Cavolo, fino a ieri avrei venduto l'anima pure solo per un 18!
- Non hai mai avuto fiuto per gli affari.
- Beh... se non altro è finita. Non vedremo mai più l'Economia! Sono liberaaaa!!!! Guarda che bello il paesaggio là fuori!
- Siamo a Milano e piove: il paesaggio è grigio.
- Io vedo colori ovunque... un 25 in Economia! Sto benissimo! E pensare che la gente si fa di Eroina!
- In termini di costi-opportunità, probabilmente costa meno in effetti...
- Smettila di parlare come un'economista.
- Tanto vale usare ciò che sappiamo no?
- Lo ammetto: hai fatto bene a insistere: è stata dura, ma ora chi ci può fermare?! Sono carichisssimisssimissimisssi...
- Hai reso, sei carica.
- Potrei quasi ripartire subito. Quale sarebbe il prossimo esame?
- Beh... non pensiamoci ora...
- Dai, su: che c'è dopo?
- Beh... puoi scegliere...
- Tra?
- Politica economica o Economia politica industriale...






sabato 27 gennaio 2018

Se loro sono nazisti è colpa mia

Un mio studente ha fatto parte per un po' di un gruppo di estrema destra. Mi ha spiegato quanto sia facile entrarci e quanto sia difficile uscirne. Ha usato parole come "setta" e "lavaggio del cervello". Mi ha però anche descritto con un pizzico di nostalgia quanto ci si senta forti lì dentro e con un'identità finalmente definita.
Oggi si vergogna profondamente di ciò che era fiero di essere.
Le soluzioni facili alla solitudine e al disagio interiore fanno stare meglio subito, ma per fortuna non per sempre. Quel che resta dopo essere usciti da queste sette, oltre al ritorno della solitudine e del disagio, è una bella aggiunta di senso di vergogna per ciò che si è pensato, detto, fatto. 
In fondo, l'unico suo vero errore, è stato frequentare le persone sbagliate quando aveva disperatamente bisogno di sentirsi parte di qualcosa. 
Quelli sbagliati TI TROVANO SEMPRE: sono avvoltoi che sorvolano le nostre città e fiutano i bisogni altrui a chilometri di distanza. Ti portano nel loro nido sicuro di certezze. Ti danno uno scopo. Ti dicono che sei bravo, bello e forte... non come lo schifo che si vede in giro oggigiorno. Ti dicono chi sei.
Ne ha parlato con i suoi nuovi amici, di tutt'altra pasta.
Da persona che giudicava male gli altri è diventato una persona che si è esposta al giudizio degli altri. 
"Il nemico siede tra di noi, mangia alla nostra tavola, condivide il nostro piatto." - questo devono aver pensato i suoi nuovi amici.
Avrebbe potuto non rischiare: tenersi dentro il suo passato, senza esporsi al pericolo di essere guardato con occhi diversi. Ma ciò che è oggi, gli impedisce di costruire relazioni superficiali, basate sulla condivisione di apparenze.
I suoi nuovi amici hanno stentato a capire, ma non l'hanno giudicato. Hanno però chiesto, voluto sapere come fosse potuto succedere e hanno compreso che non era poi così incredibile, date le condizioni in cui si trovava allora. Avrebbero potuto esserci loro.

l nemico siede tra di noi, mangia alla nostra tavola, condivide il nostro piatto, perché il nemico è dentro di noi, è uno dei nostri possibili Sé.

Ha compiuto questo percorso tutto da solo e ne è fiero, ma non ancora abbastanza.

Io invece davanti a lui mi sento sempre un po' in colpa: perché se i giovani a un certo punto della vita deragliano su strade orribili, è perché gli unici ad essere lì quando c'era bisogno erano quelli sbagliati. 
Giudicare ciò che diventano è sempre più facile che esserci quando si guardano intorno in cerca di qualcuno che gli mostri ciò che possono essere.

L'unico modo per impedire che la storia si ripeta, non è giudicare, ma esserci nella storia, nella comunità. Quanti ebrei lo fanno? Quanti disabili? Dimentichiamo sempre che se non lavoreremo noi per questa gioventù, alla fine pagheremo comunque noi.

Basta dare la colpa a chiunque altro: tv, politica, internet, social...
Siamo solo bravi a dire che i giovani di oggi non hanno aspirazioni, non sanno cosa vogliono, sono vuoti.
Sì, sono vuoti. Ma perché io non mi sentivo così tanto vuota alla loro età? 
Perché avevo davanti suore e preti che mi dicevano che avrei potuto aspirare ad essere "santa". 
Avevo davanti medici e infermieri, che mi mostravano che avrei potuto studiare ed aiutare gli altri. 
Avevo davanti insegnanti che mi facevano amare i libri, la scienza, che credevano in me e mi dicevano che avrei potuto continuare a studiare perché ero proprio brava. 
Avevo davanti dei genitori che facevano tanto per i loro figli, ma che non si nascondevano dietro alla scusa dei loro problemi per non esserci anche per gli altri: aiutare l'asilo, il centro di riabilitazione, il parente malato; accogliere in casa chiunque perché dove si mangia in quattro, si mangia anche in cinque e dove si mangia in cinque, ci sta anche il sesto.
Avevo davanti tante cose che avrei potuto diventare, tutte buone. E alla fine ho preso un po' di qua e un po' di là, costruendo me stessa.
Nell'Università dove lavoro c'era uno studente che aveva bisogno di aiuto. Il punto è: io dove ero?


mercoledì 24 gennaio 2018

DEPRESSIONE: COSE DA EVITARE, GRAZIE

Un tuo amico o parente è depresso e tu, da brava persona quale ritieni di essere - come chiunque di noi (Hitler incluso) - vorresti aiutarlo? Ecco, prima di fare qualsiasi cosa, ricordati sempre che la via per l'Inferno è lastricata di buone intenzioni. Secondariamente, se proprio non intendi desistere dal proposito di essere di aiuto, cerca almeno di non fare le seguenti cose:

1) Esortarlo a tirarsi su.
Lo sa da solo che dovrebbe tirarsi su, ma se sapere che si dovrebbe fare una cosa fosse sufficiente a saperla fare, pure io camminerei da un pezzo.

2) Portargli esempi di gente che sta peggio di lui e comunque non si abbatte.
Cioè, puoi pure farlo, ma solo se vuoi accompagnare la sua depressione con un contorno di senso di inadeguatezza e fallimento totale.

3) Consigliargli i Fiori di Bach, che con te han fatto miracoli.
Se su di te hanno funzionato è perché sei suggestionabile e tendi a confondere la depressione con la tristezza. Per fortuna i Fiori di Bach sono la miglior cura per i disturbi da autosuggestione. Sulla depressione vera invece non si registra alcun effetto clinicamente testato, se non l’acuimento del senso di sconforto per il fatto che nessun rimedio sembra funzionare.

4) Dirgli che non ha niente.
Per secoli non sapevamo che l'epilessia fosse causata da un problema di trasmissione elettrica del cervello. A dire il vero, c'è stato un buio periodo dell'umanità in cui non si sapeva neppure cosa fosse l'elettricità, figuriamoci sapere che ne produciamo anche noi, seppure con molto meno successo delle anguille. Nei secoli oscuri di cui sopra, tutti hanno dato grande prova di acume umano dicendo che gli epilettici erano indemoniati e provando a scacciare il demonio dai loro corpi. Memori del passato, oggi ti sono date due scelte: affermare che un depresso non ha nulla solo perché non vedi nessuna manifestazione organica, oppure accettare che alcune cose esistono pure se non le puoi percepire con i tuoi sensi. Cose tipo la serotonina, per dire... 

5) Dirgli che quando si sente giù, deve chiamarti.

Soprattutto se quando ti chiama gli rifili i punti 1), 2), 3) e 4)

Quindi che fare?

Se è vera depressione, la risposta la conosci già: accompagnarlo da un professionista qualificato.
Se è solo tristezza, applica con tranquillità i punti 1), 2), 3), 4) e 5): se ti manderà a quel paese sostenendo che non capisci un tubo, allora guarirà da solo nel giro di qualche giorno.



giovedì 5 ottobre 2017

DISABILE 1 - BARBIE 0

Le porte si aprono sul nuovo azzeccatissimo acquisto di Trenord: un giovane Capotreno ragionevolmente affascinante, che mi accoglie da qualche mattina in divisa rossa, con sorriso sornione e strizzatina d'occhio d'intesa. Fa spostare i passeggeri, apre la porta, estrae la pedana, mostra il posto disabili con ampio gesto teatrale. Davanti a me una procace Barbie che sprizza poliuretano espanso da tutto ciò che si può gonfiare in una donna. Il genere di persona che entra in un treno, si ferma sulla soglia e si guarda intorno con la flemma di un cerbiatto strafatto di Xanax, del tutto inconsapevole del resto del mondo che attende i suoi comodi per entrare. La Venere di PVC assiste alla pantomima del Capotreno, finge di arrossire, ridacchia e ringrazia di tanta gentilezza, spingendo le valige rosa sull'ampio spiazzo disabili.
 
"Signora, vuole spostarsi o no, che devo far accomodare la Dottoressa?!"

Lei è sconvolta, probabilmente per quel "Signora". Finalmente si gira, mi vede e la sua faccia si sgretola alla luce della triste comprensione che, in realtà, il centro dell'universo sono io


giovedì 10 agosto 2017

Il vero amore tiene la "a" minuscola perché non ha bisogno che gli altri lo vedano


Non dovrebbe essercene bisogno, ma dopo aver letto diversi post, credo non possa far male a nessuno se vi svelo alcune grandi verità sull'amore:

1) L'amore incondizionato non esiste. L'amore bisogna meritarselo o esserselo meritato, almeno un po'. Se non ci credi, prova a prendere a calci per sette giorni di fila il tuo cane: se l'ottavo giorno non ti ringhia addosso, mi sarò sbagliata.

2) Il Principe Azzurro esiste, ma se è coraggioso, bello, biondo, con le guance rosee e dice sempre la cosa giusta, è un cartone animato o un prezzolato gigolò. I nobili veri hanno la faccia del Principe Carlo d'Inghilterra e se non ce l'hanno da subito, col tempo salterà fuori lo stesso. La cosa consolante, è che se ce l'ha fatta Camilla a conquistarne uno, c'è speranza per tutte le racchie del mondo, ma solo se dicono cose zozze al telefono pare. Dopo tutto, se il Principe si fa conquistare da trine e merletti più che da pesanti allusioni sessuali, forse è gay e le allusioni lo schifano solo perché vengono dal sesso sbagliato.

3) Nessuno sta assieme perché obbligato. C'è sempre un motivo, passato, presente o futuro che lega le persone. A volte è un motivo nobile, che ti fa sentire figo. Più spesso è una combinazione di sentimenti gradevoli e ragioni ben più terrene. Ma ti dirò: spesso chi ti sta vicino per nobiltà d'animo, la fa pesare ben di più e lo sbandiera molto più in giro. Mai visto nessuno vantarsi dicendo: "Sto con lei perché mi mantiene". Purtroppo mi è capitato invece di sentire: "Non lo lascio perché è malato." Beh, notizia shock: se non lo lasci solo perché è malato e te ne vanti col mondo, in realtà non lo lasci perché ti piace passare per Madre Teresa di Calcutta.

4) Per citare Francesca Arcadu, i disabili non sono gattini da postare su Facebook con foto pucciose e didascalie strappalacrime. Se qualcuno potesse mai farsi passare per la capa di rubare uno scatto mio e di mio marito in spiaggia, per correttezza di cronaca, non scriva nel post: "Lui la ama incondizionatamente e ha scelto di starle accanto nella buona e nella cattiva sorte", ma piuttosto: "Lui la trascina a fatica sulla sabbia perché troppe spiagge italiane non sono accessibili e lo fa perché lei è una gran rompicoglioni, ma si occupa di tutta l'amministrazione della casa, lo convince sempre a provare cose nuove, come viaggiare, fare corsi di nuoto, inglese, arti marziali e ballo, gli regala vagonate di Lego e ogni tanto gliela dà." E posso assicurarvi che, se mentre mi trascina non parla né rilascia interviste sul suo amore, è perché se aprisse bocca gli uscirebbe: "Cara, mettersi a dieta no eh?"

E ora mettete like e condividete solo se non siete gente che si fa venire gli occhi a cuore appena vede una sedia a rotelle.


venerdì 14 aprile 2017

L'ansia spiegata da uno bravo (e modesto)

A grande richiesta dei miei studenti, condividerò con voi la spiegazione scientifica dell'ansia, altrimenti nota come "mi prende questa cosa al petto senza motivo e per favore me la faccia andare via subito".

Mode Piero Angela ON  
(Per i miei studenti, dicesi "Piero Angela" la versione demo di quello che voi oggi chiamate Alberto Angela)


La diapositiva n. 1 rappresenta noi mentre trullalleggiamo spensieratamente nel bosco, ignari dei pericoli della vita e annusando margheritine, che notoriamente non profumano, ma meglio cazzeggiare che aprire un libro di testo.

La diapositiva n. 2 siamo sempre noi, che trullalleggiando ad minchiam abbiamo messo il piede su un serpente. 





La diapositiva n. 3 è la nostra amigdala in un selfie di profilo, proprio quel grilletto rosso al centro del nostro presunto cervello che quando vede un serpente non capisce più un cazzo e spara prima di chiedergli se è velenoso o meno. Esattamente come farebbe il Capitano Kirk davanti a un vascello Klingon, ma se siete miei studenti voi questa cosa non la potete capire che siete dei giovani pivelli. Quindi dicevo... tiene il grilletto facile e spara tutto quello che ha: stimola il rilascio di adrenalina, dopamina, noradrenalina, mobilita i centri del movimento, attiva il sistema cardiovascolare, i muscoli e l'intestino. Tutte cose che servono a farci combattere o fuggire, tranne la faccenda dell'intestino, che serve essenzialmente a farci cagare addosso.

La diapositiva n. 4 rappresenta lo stesso bosco, ma il giorno dopo. In sostanza, dopo essercela data a gambe il giorno prima, ora sappiamo per certo che nel bosco c'era un serpente. Magari era una biscia, ma quando attacca l'amigdala uno mica si ferma a chiedere le generalità all'essere strisciante. Se c'era un serpente significa che potrebbero essercene altri. E magari mica ci stanno solo i serpenti, ma pure i lupi o gli orsi, se non coccodrilli o peggio tigri e leoni o Salvini (lì per dire alle bestie esotiche immaginarie di andare a spaventare la gente a casa loro, senza rubare il lavoro agli animali autoctoni). Il fatto che per vedere tutte ste bestie letali nello stesso ambiente dobbiamo andare allo zoo è un pensiero che non ci sfiora nemmeno. E qui sta l'inghippo, perché a questo punto il serpente non ce lo abbiamo davanti fisicamente, sta nella nostra testa e precisamente nella parte del cervello capace di immaginare il futuro, per intenderci quella che ha studiato e dovrebbe conoscere la statistica. Ah già... invece di aprire il libro stavamo annusando margheritine...


La diapositiva n. 5 siamo sempre noi, quando davanti all'ansia, che altro non è che la capacità di immaginare il peggior futuro possibile, decidiamo di evitare ciò che ci spaventa. Ovvero all'inizio è il bosco. Poi cominciamo a chiederci se pure lungo la strada per il bosco possano esserci cose pericolose, tipo serpenti, vedove nere, uomini anziani col cappello che guidano... Così, da quei geni che pensiamo di essere, invece di tornare nel bosco stando solo un po' più attenti, ci chiudiamo nel posto che al momento sembra più sicuro, rendendoci conto troppo tardi che non riusciamo più ad uscirne.


Rimedio? Farsi accompagnare per boschi da qualcuno che sa cosa sono i serpenti, ne ha paura quanto noi, ma alla fine ha deciso di affrontarli mostrando così di essere un gran figo. Macché "uno psicologo"! Dico Indiana Jones! E se ce l'ha fatta lui...